Lorenzo's profileTastiera e CalamaioPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    October 20

    20 Ottobre 2007

    Sono già 7 anni che sei andata via.
    Grazie per gli ovetti kinder nascosti sotto le lenzuola.
    Grazie per i sogni in cui ogni tanto torni a coccolarmi.
    Ciao Nonna.
     
     
     
     
     Whenever I run
    whenever I run to you lost one
    it's never done
    just hanging on
    just past has let me be
    returning as if dream
    shattered as belief
    if you have to go don't say goodbye
    if you have to go don't you cry
    if you have to go I will get by
    someday I'll follow you and see you on the other side
    but for the grace of love
    I'd will the meaning of
    heaven from above
    your picture out of time
    left aching in my mind
    shadows kept alive
    if you have to go don't say goodbye
    if you have to go don't you cry
    if you have to go I will get by
    I will follow you and see you on the other side
    but for the grace of love
    I'd will the meaning of
    heaven from above
    long horses we are born
    creatures more than torn
    mourning our way home
    October 07

    Altro che Latinoamericano...

    Signori e signori, vi presentiamo la SIVA TAU, danza di guerra della nazionale di Rugby delle Isole Samoa 
      
     
    Adesso è la volta del SIPI TAU delle Isole Tonga
     
       
     
    Come non citare poi il CIBI delle Isole Fiji
     
     
     
     
     
    E per finire, la famosa danza HAKA degli All Blacks Neozelandesi
     
       
     
    Due parole....IO PURE!!!
     
     
     
    October 02

    Il bello di essere italiani

    La sola ricetta per restare in forma...
     
     
     
     
    Dite che la mia sia blasfemia?
    October 01

    Wake me up when september ends

    Settembre. Tempo di luoghi comuni. C’è l’uva, c’è la  pioggia... Ci sono spiagge semideserte attraversate da uomini e donne silenziose che passeggiano verso l’infinito, contando le orme, le conchiglie, i granelli, le onde. I falò più coraggiosi flagellati dal vento freddo vengono premiati da un tetto di stelle rese ancora più splendenti dal buio delle case estive abbandonate al loro inverno.

    Settembre arriva chiassoso. Feste, bevande colorate, magliette bagnate, baci, abbracci, corpi insabbiati e tuffi di mezzanotte. Intanto i tramonti arrivano sempre prima, sempre più splendidi, sempre più abbaglianti, sempre più crudeli nel loro non voler mai concedere un bis, o 5 minuti di tempo in più per poterli fotografare meglio o, se possibile, per imprimerseli bene in testa, per poterli rievocare poi, quando i tramonti saranno sempre e comunque troppo lontani e in orari troppo scomodi per poter essere parte dei nostri impegni quotidiani.

    Settembre ci stordisce col ritorno alla vita. Lo fa con astuzia, riuscendo a far passare per stimolo o novità ogni attività che comunque facciamo da anni, e che probabilmente continueremo a fare per ancora chissà quanto tempo. Colorato e invisibile, molle e faticoso, afoso e ventoso, settembre passa e ci sveglia, arriva chiassoso e se ne va in punta di piedi.

    Quasi per tutti.

    C’è una strada, C’è una curva. C’è un furgoncino di cui non sapremo mai il colore. C’è freddo, forse c’è sonno, c’è sicuramente fretta di arrivare da qualche parte, chi al lavoro, chi a casa, chi dai figli. Magari c’è anche chi fugge da se stesso, da una ragazza, dalla propria giovinezza. C’è chi corre verso un altro giorno qualunque, sperando che sia il primo di tanti giorni qualunque, uno di quei giorni qualunque di cui abbiamo bisogno per non lasciarci distruggere dalla paura.

    Forse c’è qualcuno per cui un ultimo giorno di settembre può esser tutto questo insieme, forse ancora di più.

    Poi c’è un botto.

    Una moto a terra. Pezzi sparsi. C’è dolore, c’è confusione, c’è gente intorno che guarda. C’è caldo dentro il casco, anche se si è in mezzo la nebbia. C’è una gamba che fa davvero troppo male. C’è sangue. Ovunque. Sui jeans, sulle mani, sui vestiti strappati. In gola. C’è tanta paura, in mezzo a tutto il resto, in questo ultimo giorno di un silenzioso settembre. C’è bisogno di aiuto, e chi ha sempre promesso di starti accanto in quei momenti non c’è mai.  Sei solo e in silenzio, a sentir dentro te che ogni secondo è vita che gronda dalle ferite e dalle lacrime. Senti il silenzio anche nella paura, nell’insicurezza degli altri, nei camici e nelle mani dei dottori che, comunque, non possono fare tutto. Ci sono strane macchine, ci sono siringhe, c’è sangue di qualcun altro che cammina nelle vene, e c’è il proprio che continua a fare ciò che non dovrebbe, ossia andarsene senza chiarir bene da dove.

    C’è un gran baccano in questo ultimo giorno di settembre, talmente tanto che forse non è nemmeno udibile.

    C’è che alcune cose non si possono scrivere, e certi settembre possono esser davvero poco banali.

    Poco banali come quei metri d’asfalto su cui il tuo amico è stato sbattuto. Provi a immaginarlo con le mani sul casco mentre cerca di capire di non esser morto. Immagini quei pochi metri e ti appaiono infiniti, un’enormità rispetto ai mille chilometri che da sempre vi separano.

    Immaginatevi il resto. Sognatelo se volete. Almeno tu sognalo, Fabri. Fa finta che sia solo un sogno. E’ un sogno il dolore alla gamba. E’ un sogno la placca nel braccio. Erano un sogno le viti che ti tenevano inchiodato sul letto. Era un sogno la pelle che bruciava. Era tutto un bluff, una proiezione, un film della nostra mente. Era solo un sogno silenzioso di settembre, di quelli in cui è ancora estate e il calore mattutino può convincerti che sia così. Un sogno di quelli che ogni ora che passi ricordi un po’ meno. Era un sogno. Per questo ora puoi tutto. Per questo ora ridi beffardo, per questo lavori 10 ore al giorno. Perché era un sogno, un lungo sogno, ma solo un sogno.

    Ora settembre è finito, Fabri… sveglia.